Kerner Praepositus 2012, Novacella

Viviamo in un tempo in cui spesso un vino è valutato sulla base di una presunta “purezza”: di vitigno, di lievito. Giorni nei quali si valuta positivamente, a prescindere, la sottrazione di manipolazione in nome di una ipotetica e mitologica naturalità, e quindi ad esempio il controllo della temperatura in fermentazione per alcuni pasdaran è quasi sinonimo di blasfemia. Temo…

Bianco 2004, Mario Schiopetto

Vedi cosa capita ad arrivare tardi? Succede che se trovi una bottiglia ben affinata, in particolare un vino bianco del 2004(!) che non conosci, con un controetichetta che non aiuta e del quale ignori il potenziale evolutivo, non hai idea di come comportarti. Alla fine mi sono fidato delle sensazioni e ho versato l’obolo: ho avuto ragione. Facciamo chiarezza: il vino in…

Catarratto 2013, Barraco

Quello del siciliano (di Marsala) Nino Barraco è uno dei quei nomi di piccolo culto nell’ambiente degli eno-maniaci, un nome che ricorre nei blog e nel passaparola dei vinoveristi. E a ragione, ché i suoi prodotti, a differenza di altri di questo “giro”, sono garanzia di correttezza gusto-olfattiva a prezzo educato. Denominazione: IGP Terre Siciliane Vino: Catarratto Azienda: Barraco Anno: 2013 Prezzo:…

Toscana 2010, Pacina

Non sono mai stato nella azienda agricola Pacina, ma le immagini e le descrizioni che si vedono sul sito e si trovano in rete rimandano a quella meravigliosa Toscana classica da cartolina, quella che ha fatto innamorare di sé tanti facoltosi stranieri che difatti non hanno resistito a prendere qui una dimora. Precisamente siamo a Castelnuovo Berardenga, nel cuore del Chianti:…

Dosaggio Zero Riserva 2010, Maso Martis: reprise e osservazioni bonus

Con tanti saluti ai punteggi, alle “degustazioni oggettive” e, certo, anche agli articoli dei blog (questo compreso). Mi spiego: io neppure mi ricordavo di averlo bevuto questo Metodo Classico, e dopo averlo portato a casa, raffreddato, stappato e sbevucchiato, ho acceso il pc e mi son messo da bravo a buttare giù due righe poco entusiaste. Verso la fine mi…

Lugana I frati 2014, Ca Dei Frati

Ho poca dimestichezza con i vini del Garda, e credo sia colpa di una accozzaglia di stupidi pregiudizi: non c’è la viticoltura eroica, non c’è il fascino del vino di montagna e neppure quello delle vigne che si affacciano sul mare. Eccetera. Insomma, il lago è lì, placido e posato e temo che le agenzie di comunicazione di altre zone abbiano…

Brut Réserve, Pol Roger

Certo che ti girano le palle, vorrei vedere… Hai scucito 40 e rotte carte per portarti a casa uno champagne di gran nome, medesima maison della quale hai scolato (in qualche degustazione a scrocco, ça va sans dire ) vari calici, godendone assai. Certo, i sorsi in questione provenivano da cuvée più prestigiose rispetto a questo Brut Réserve, ma del resto, come si dice…

Rancia 1997, Fattoria di Felsina

Uno degli argomenti più affascinanti del vino è che non esiste una bottiglia uguale all’altra e che con ciascuna si può giocare come con una piccola macchina del tempo: stavolta mi è capitato un vino vintage e non ho perso l’occasione per un teletrasporto in epoca diversa, quando la parola d’ordine non era “naturale” ma semmai supertuscan, quando il credo dominante…

Carat 2010, Bressan

Gli orange wines hanno rotto i coglioni. E Bressan è un razzista insopportabile. E io mi sento sporco e colpevole per aver comperato questo vino. Vai, partiamo col botto, così Analytics si impenna. Sono arrivato nel mondo nel mondo del vino nel momento in cui tra gli appassionati terminali stava dilagando la moda dei vini naturali, delle fermentazioni spontanee, dei lieviti autoctoni,…

Le terrazze Svizzere: il Lavaux

Che in Svizzera si faccia il vino non dovrebbe essere notizia così straniante: se ci sono ottime produzioni in Germania e in Austria, e se in Francia zone molto più a nord (Borgogna, Champagne) riescono ad esprimere autentiche eccellenze, non si capisce perché ci sarebbe da discutere sul potenziale elvetico e fare la classica, banale ironia su cioccolata e orologi a cucù.

In realtà sono in molti a non conoscere la produzione vitivinicola svizzera, e i motivi sono senza dubbio consistenti: la quantità è limitata e ben poco esportata in Italia, inoltre il rifarsi in gran parte al modello francese senza averne il blasone ma mantenendo un prezzo piuttosto elevato non è propriamente un gran veicolo promozionale.

Detto questo, c’è sicuramente una zona altamente vocata, oltre che di eccezionale valore paesaggistico, che vale il viaggio: il Lavaux, patrimonio mondiale UNESCO a non molti chilometri dall’Italia, situato tra Losanna e Montreux, sul lago Lemano (volgarmente detto di Ginevra) e già questo dovrebbe tranquillizzare gli amanti del vino: lo specchio d’acqua è talmente grande da sembrare un mare e consentire quindi decisive funzioni di regolazione termica.
In aggiunta, i vigneti argilloso-calcarei che si estendono ad altitudine compresa tra i 400 e i 600 metri sono letteralmente appesi sul lago, abbarbicati vertiginosamente in terrazze a strapiombo costruite con pietre bianche che accumulano e riflettono calore: un esempio da manuale di quella che si suole chiamare (con un po’ di enfasi, lo ammetto) “viticultura eroica”.

Qui il vitigno principe è lo Chasselas, uva a bacca bianca di maturazione precoce, di limitata acidità ed estremamente antica, che pare originaria proprio di queste zone e che normalmente dà vita a vini freschi e fruttati, di discreta finezza, da consumare giovani e non molto più. Ma in alcune aree lo Chasselas si esprime al meglio, con buone possibilità di invecchiamento che regalano maggiore complessità, aggiungendo alla componente fruttata anche sensazioni mielose, minerali e di frutta secca: si tratta delle AOC di Dézaley, Calamin (entrambi Grands Crus) e St.Saphorin

Ho visitato la zona nel settembre di due anni fa (lasciamo perdere i motivi per cui queste righe sono rimaste inedite così a lungo, non è importante), ma ricordo nitidamente il paesaggio come il più affascinante mai visto nei miei viaggi a tema enoico, una bellezza leggermente struggente, languida come solo il lago riesce ad esserlo: la scena è illuminata da una luce abbacinante che enfatizza i colori straordinariamente vivi dell’azzurro riflettente del lago immerso nella cornice verde dei monti (il leggendario verde svizzero) sormontato dal bianco dei ghiacciai. E poi, certo, il giallo e il marrone rugginoso dei vigneti solcati dalle terrazze di pietre bianche. Uno spettacolo decisamente imperdibile non solo per gli amanti del vino.

In aggiunta, stato accolto con grande cortesia nelle tre aziende che ho visitato, da produttori ben felici di fare assaggiare i propri prodotti, disponibili al dialogo in un eccellente inglese; naturalmente le cantine erano perfette, di quella precisione che retoricamente definiamo svizzera.

Fin qui le note entusiasmanti, purtroppo ci sono anche lati non del tutto piacevoli: anzitutto i prezzi della ristorazione, estremamente cari anche a detta degli stessi produttori della zona, quindi è facile immaginare il salasso per le tasche dell’italiano medio. Io ho rimediato una cena di buon livello ad un prezzo decente alla scuola alberghiera di Losanna; provateci, tutto sommato è anche una esperienza divertente, si viene serviti (e “cucinati”) dagli studenti di una delle scuole a tema più prestigiose del mondo, supervisionati dai docenti, in un ambiente di grande eleganza.
Ancora: ci sono pochi riferimenti certi sui vini e sulle aziende: io, dopo aver letto di tutto e di più sono andato un po’ a caso; non si trovano mai prodotti mal fatti, ma è raro incappare in qualcosa che si elevi sopra una (buona) media.
Non ho trovato wine bar in cui fare degustazioni a tema o comparazioni, l’unico locale che può offrire varietà è a Rivaz, Vinorama.

Finisco con qualche suggerimento vario: a fine settembre a Lutry c’è una festa della vendemmia, niente di imperdibile ma può essere una tappa carina; ancora, per visitare i vigneti c’è un trenino che porta in escursione nel cuore degli stessi, ma francamente è evitabile: ve la potete cavare a piedi o in auto senza problemi, e infine, se avete voglia di fare qualche chilometro e immergervi in una Svizzera da cartolina, vi consiglio una tappa allo Chalet des Enfants, dove potrete mangiare una monumentale fondue au fromage all’aperto, in una atmosfera più che bucolica.

 

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