Tutto in una notte: sette Nebbioli a confronto

Nebbioli
Foto di Giovanni Tassara

Infondo se ci piace scrivere, ragionare e persino studiare a proposito di vini, è per serate come questa che lo facciamo: per sederci attorno a un tavolo e mentre mangiamo darci sotto con lo stappare, col parlare e magari ridere e cazzeggiare in libertà.

L’idea era tanto semplice quanto di sicuro appeal, 7 partecipanti, ciascuno porta una boccia a tema, e il leit-motiv della serata era indubbiamente intrigante: vini a base nebbiolo di annata 2001, millesimo che gode di ottima considerazione.

Ovviamente bottiglie coperte, così da non subire il malefico effetto placebo dell’etichetta e del prezzo importanti.
Ospitalità e cucina, entrambe di ottimo livello, sono state assicurate dal ristorante U Giancu.

Quello che ho capito, da questa e da altre situazioni simili, è che inevitabilmente occorre fare una scelta: o si privilegia il lato conviviale (e mi sembra doveroso), o ci si distacca per analizzare al meglio il vino. Come ovvio, io sono per la prima opzione, visto che il liquido nel bicchiere è fatto per essere bevuto e non vivisezionato…
Altra cosa che ho imparato: io sono un parvenu in questo folle mondo di eno-appassionati, e per quelli come me è facile lasciarsi influenzare da chi ha più esperienza e competenza, non c’è nulla di male, però a me piace decidere e sbagliare con la mia testa.
Il compromesso che ho messo in piedi per ovviare a questi due inconvenienti è quello di isolarmi mentalmente per i primi due o tre minuti in cui assaggio un nuovo bicchiere, concentrandomi e cercando di non ascoltare chi ho attorno e sforzandomi di scrivere alcune note al volo, sintetiche e sincere.
Poi, libertà di discussione a ruota libera e cambi di opinione se il caso, però le righe iniziali restano a far fede di quella che era la mia opinione originale, non corrotta dal confronto verbale.

A fine cena abbiamo tolto la stagnola alle bottiglie e abbiamo avuto non poche sorprese: a seguire, l’elenco di quanto bevuto nell’ordine di servizio originale (casuale), le mie note prese a bocce coperte e qualche considerazione successiva alla rivelazione delle etichette:

Gattinara Osso San Grato 2001, Antoniolo (circa 45 Euro):
Bel colore tipico da Nebbiolo, ancora molto vivo. Olfattivo ricco ed elegante, viola e scorza di arancio. Tannino presente ma dolce, gradevole. Sensazione di morbidezza e di lunghezza. Idea di vino maturo, di ottima evoluzione.
Bottiglia che paradossalmente ha convinto tutti, pur dividendo; mi spiego: a tutti è sembrato una ottima bevuta (per me uno dei due migliori della serata), ma qualcuno ha ritenuto fosse giunto al culmine e ha penalizzato il fatto che un vino a base Nebbiolo del 2001 dovrebbe avere ancora lunga vita davanti. Sicuramente in questo momento è perfetto, e il mio personalissimo parere è, che deriva da colore e freschezza, è che non sia affatto a fine corsa.

Barbaresco Rabaja Riserva 2001, Giuseppe Cortese (circa 55 Euro):
Colore decisamente più concentrato rispetto al primo campione, ma anche meno vivace. Parte molto chiuso, poi si apre leggermente ma spunta una nota etilica, di smalto, un po’ fuori scala.
In bocca è più potente e ha un tannino confuso, forte ma senza grip deciso.
Non mi entusiasma, e credo abbia già scavallato i tempi migliori.

Barbaresco Asili 2001, Produttori del Barbaresco (circa 35 Euro):
Colore concentrato ma ben vivo, olfattivo ricchissimo, floreale, spezie… arioso ed elegante.  L’assaggio è fresco, intenso, lungo e con un ottimo tannino, robusto e deciso. Bevibilità stellare.
Assieme ad Antoniolo, per me e per quasi tutti, vino della serata. Un bonus ulteriore in considerazione del prezzo favorevolissimo.

Sassella Rocce Rosse 2001, Ar.Pe.Pe (circa 28 euro):
Colore meno vivace dei precedenti, qualcosa non funziona a livello olfattivo: presenti un leggero yogurt, qualche ricordo di plastica… Anche l’assaggio non è compiuto. Vino scomposto, forse il più deludente della batteria assieme ad Oddero.

Barolo Vigna Rionda 2001, Massolino (circa 90 Euro):
Ottimo il colore, bello vivo. Olfattivo ricco e intenso, con sprazzi eterei e frutta matura.
Assaggio di bella intensità, tannino morbido e gradevole. Non troppo lunga la chiusura.

Barolo Bussia Soprana Vigna Mondoca 2001, Oddero (circa 55 Euro):
Colore molto carico, grande consistenza alla roteazione. Olfattivo strano: c’è del vegetale cotto, oliva… non pienamente gradevole.
In bocca c’è intensità e tannicità ben fatta, ma resta qualcosa di non a posto.

Barolo Bussia “Colonnello” 2001, Poderi Aldo Conterno (circa 70 Euro):
Alla vista è scuro, quasi impenetrabile, l’unghia è un po’ spenta.
Naso estremamente evoluto di cioccolato, spezie e cuoio.
Caldo, morbido, intenso, non freschissimo… lunghezza nella media. Bevibilità pesantuccia.
A me sembra giunto nettamente oltre il suo stadio ottimale, a qualcuno è piaciuto molto.

Conclusioni rapide e ovvie: serata divertentissima, in cui (giocando) si è imparato tantissimo.  Da ripetere quanto prima con una diversa tipologia di vini.

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C’è poco da dire, Terroir Vino è il mio appuntamento preferito per quanto riguarda il drink-porn smodato (click qui per spiegazioni sulla definizione); confesso di essere mosso da un certo affetto: dopotutto è stata la prima manifestazione enoica cui ho partecipato, la prima in cui sono stato cazziato da un produttore, la prima in cui ho imparato ad usare le sputacchiere…

Al netto delle questioni sentimentali, occorre aggiungere che TV è organizzato bene, benissimo, addirittura per me è l’esempio di come si dovrebbe svolgere un incontro di questo tipo: tanti produttori ospitati in una struttura bella, agibile, spaziosa e fresca, con aree relax dotate di divani, facile da raggiungere in auto (si riesce persino a parcheggiare, pagando salato, ovvio) o con i mezzi, con torte di verdura e panini che girano incessantemente da metà mattina fino a conclusione e con qualche interessante appuntamento collaterale (le Degustazioni Dal Basso) che aiuta a spezzare la serialità degli assaggi.

Su questi fronti, niente di nuovo (per fortuna), se non una leggera brezza di crisi: all’ingresso invece di libricino e penna veniva consegnata solo una mappa, sicuramente erano presenti meno espositori (anche se non saperei quantificare quanti meno), e temo di aver notato anche meno visitatori al pomeriggio, ma potrei sbagliare.
Soprattutto, su vari canali internet mi pare di aver colto momenti di stanchezza (meglio, direi di scazzo) del patron Filippo Ronco, che minaccia di trasformarsi il prossimo anno nel Moloch che sacrifica la sua stessa creatura.

Ecco, al netto dei soliti appunti temo poco interessanti su quanto ho bevuto (mi sono goduto specialmente lo Zero di Pojer & Sandri, che finalmente mi sembra un ottimo vino fatto e finito, lo splendido Pas Dosé di Haderburg, indistintamente tutti gli spumanti di Letrari e quelli per me inediti di Opera, i sempre notevoli Barbaresco dei Produttori e gli idrocarburici Timorasso di Mariotto) e tralasciando i complimenti per la Degustazione Dal Basso cui ho partecipato (“Eroi della Barbera, i luoghi e le persone”, molto interessante, forse solo un filo poco coinvolgente, con tre relatori bravi ed appassionati, ma ad occhio non abituati a parlare e stuzzicare il pubblico), dicevo, a parte tutto quanto sopra, mi preme spendere qualche riga per stimolare Ronco a non sbaraccare un evento che, oltre a non avere pari in Liguria, a mio avviso ha pochi concorrenti tout court).

Ovvio che Ronco farà quello che è più giusto per lui, io non ho idea se i problemi stiano in un entusiasmo diminuito, o siano di natura finanziaria, o forse ricadano nella necessità di focalizzarsi su altri progetti o magari in un po’ tutte queste cose assieme, e dopotutto chi sono io per dare l’egoistico consiglio di non smettere, ma mi permetto di suggerire di cercare collaborazione da parte sia di professionisti che di amatori, magari modificando leggermente la formula per rendere più appetibile l’appoggio di qualcuno dei soggetti interessati. Anche una dimensione minore dell’evento sarebbe accettabilissima, così come capirei un legame più marcato a VGM, sempre mantenendo gli standard qualitativi cui siamo stati abituati.

Insomma, Filippo nun ce lascià!

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